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Bambini allontanati dalle famiglie: è sempre necessario?

Publicato il 12 febbraio 2010 by Marta Colombo

Un tema drammaticamente attuale è quello dei bambini e ragazzi che ogni anno vengono sottratti alle famiglie da un provvedimento giudiziario del Tribunale per i Minorenni.

In molti casi questi allontanamenti  sono ponderati e giustificati da effettive situazioni di degrado e di violenza, ma spesso accade che i bambini, anche molto piccoli, siano allontanati dai genitori per sei semplici “sospetti” non suffragati da indagini approfondite.

Il caso più eclatante degli ultimi anni è quello dei due ragazzini – fratello e sorella – di Basiglio (provincia di Milano), che vennero prelevati all’uscita di scuola e tenuti in una comunità per oltre due mesi perché la maestra aveva trovato sotto il banco della bimba un disegno a sfondo sessuale (mentre in realtà il disegno era stato fatto da una compagna di classe, che lo aveva messo sotto il banco per fare un dispetto).

Senza arrivare a casi così drammatici, è esperienza frequente che i minori vengano allontanati dalla famiglia in base a accertamenti superficiali o addirittura dando credito alla denuncia di un genitore contro il coniuge senza compiere i necessari approfondimenti.

Infatti, l’allontanamento dovrebbe essere la soluzione estrema e solo nei casi più gravi, in cui il dramma di essere collocati in comunità è meno grave del dramma che il minore è costretto a vivere in famiglia.

Invece, spesso basta  l’ “impressione”  che il minore abbia subito abusi, o una asserita “inadeguatezza” dei genitori per togliere il bambino dal suo nucleo familiare.

Senza contare che poi il procedimento davanti al Tribunale per i Minorenni ha tempi lunghissimi e che quindi la permanenza in comunità può durare anche anni…

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La normativa sull’affido condiviso
si applica anche ai figli naturali

Publicato il 20 gennaio 2010 by Marta Colombo

La  Legge n. 54 del 2006, che ha introdotto l’affido condiviso, ha effettuato una totale equiparazione tra l’affidamento dei figli naturali (nati da coppie non sposate) e quello dei figli nati nel matrimonio.

Infatti, le disposizioni della suddetta legge si applicano allo stesso modo nei procedimenti di separazione dei coniugi e in quelli di regolamentazione dell’affido dei figli di coppie non sposate (di competenza del Tribunale per i Minorenni).

L’affido condiviso prevede che la potestà genitoriale sia esercitata da entrambi i genitori, i quali inoltre dovranno concordare tutte le decisioni di maggior interesse relative ai figli.

E’ una normativa che presuppone che esista già un buon dialogo fra i genitori e che, in caso contrario, richiede che questi si impegnino per raggiungerlo, sforzandosi di superare i reciproci rancori e le divergenze di opinione.

Il Giudice potrà comunque disporre l’affido esclusivo a uno solo dei genitori, nel caso in cui l’affido condiviso appaia contrario all’interesse del minore.

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Separazioni dai notai? può sembrare una buona idea, ma…

Publicato il 15 giugno 2009 by admin

Quotidiano.net evidenzia che separazioni e divorzi sono cresciuti in 10 anni rispettivamente del 40 e del 50% . Questo comporta, oltre alle inevitabili sofferenze personali, anche elevati costi economici, per le famiglie e anche per lo Stato.

Da questo dato è partito l’Eurispes (Istituto di Studi economici e sociali), proponendo di trasferire ai notai le competenze in materia di separazione tra coniugi e volontaria giurisdizione. Secondo l’Eurispes ciò farebbe risparmiare un miliardo di euro l’anno (per il 45% costituito dal minor budget stanziato annualmente dallo Stato per il funzionamento della macchina giudiziaria e il 55% costituito dal minore esborso che viene attualmente sostenuto dai cittadini interessati da tali procedimenti).

Sempre secondo l’Eurispes, questa situazione alleggerirebbe  la  giustizia civile perché i notai potrebbero costituirsi come preistanza giudiziaria, per gestire il contenzioso che si sviluppa da separazioni e processi e dalle cause per volontaria giurisdizione. Ciò in base al presupposto che le separazioni con rito consensuale sono più del doppio di quelle con rito giudiziale e quindi, prive di elementi di elevata conflittualità, che potrebbero essere discusse e risolte, senza ricorrere al tribunale, in un ambiente più “confortevole” come lo studio del notaio.

IL NOSTRO COMMENTO

Le premesse da cui parte l’Eurispes sono evidenti: separazioni e divorzi sono in costante aumento. Ci chiediamo però se la proposta di affidare le relative pratiche ai notai (professionisti abituati a tutt’altro genere di operazioni) possa essere effettivamente risolutiva.

Inoltre, il notaio chiederebbe comunque un compenso per la propria prestazione, che immaginiamo non sarebbe diverso da quello dell’avvocato.

Un altro dato molto importante – che viene tralasciato – è il seguente: è vero che la maggiorparte delle separazioni è consensuale, ma questo in molti casi significa che la causa arriva come consensuale in Tribunale dopo che vi sono stati numerosi incontri e “trattative” fra i coniugi e i rispettivi avvocati per giungere all’accordo. Quindi esiste già una fase “pre giudiziale” importantissima, che consente ai giudici (e alla macchina della giustizia) di affrontare una separazione o divorzio in cui l’accordo è già stato raggiunto negli studi legali.

Tutta questa attività ovviamente (e giustamente) ha un costo per il privato, che certo non verrebbe meno se le trattative fossero svolte dai notai invece che dagli avvocati!

Ricordiamo invece che sia la procedura di divorzio che quella di separazione sono completamente esenti da bolli e imposte.

Per quanto riguarda invece i costi a carico dello Stato, questi potrebbero essere diminuiti eliminando l’udienza delle separazioni e dei divorzi presentati con un accordo già formalizzato, e prevedendo una forma di omologa dell’accordo di tipo amministrativo invece che giudiziale.

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