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Figli “negati”: l’ex coniuge ha diritto al risarcimento

Publicato il 06 settembre 2010 by Marta Colombo

Sono sempre più frequenti i casi di genitori separati che non rispettano le decisioni del Giudice sull’affidamento dei figli: le modalità variano a seconda che si tratti della madre o del padre, perché diversa è – di solito – la posizione dell’uno e dell’altro rispetto all’affidamento.

Infatti, di norma accade che i genitori condividano l’affido dei figli, che però vivono per lo più con la madre: il padre, quindi, è solitamente obbligato a versare alla ex moglie un contributo per il mantenimento dei figli che vivono con lei.

Ecco quindi che da questa struttura dell’affidamento discendono le due modalità di “disubbidienza” o, se vogliamo, di dispetto nei confronti dell’ex coniuge, ma di cui sono i figli a subire le peggiori conseguenze.

Sono, purtroppo, molto comuni i casi in cui il padre omette di pagare il mantenimento per i figli, costringendo l’ex moglie a rivolgersi nuovamente al Giudice per ottenere coattivamente il pagamento.

Da parte delle madri, vi è invece un altro tipo di violazione, che consiste nell’impedire al padre di vedere i figli, adducendo le scuse più varie o addiruttura non facendosi trovare a casa quando il padre viene a prendere il bimbo per il suo “turno” di visita.

In relazione a quest’ultimo tipo di situazione, una recentissima sentenza della Cassazione Penale (n.32562/2010) ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno morale a un padre al quale la ex moglie impediva sistematicamente di frequentare la figlia quattordicenne.

In sostanza è stato riconosciuta l’esistenza del danno morale derivante dal reato di “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”, previsto dall’art.388 del Codice Penale, in base al quale la ex moglie era già stata condannata a quattro mesi di reclusione.

In casi come questi il genitore che non rispetta la disposizione del Giudice non solo viola il diritto dell’altro genitore a stare con il figlio, ma anche il corrispettivo diritto del figlio a trascorrere del tempo con il genitore.

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Turismo: risarcimento
se la spiaggia non è
come nel depliant

Publicato il 24 marzo 2010 by Marta Colombo

Buone notizie per chi va in vacanza e si ritrova in un luogo diverso da quello fotografato sul depliant del tour operator.

Infatti, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un rinomato tour operator a risarcire una coppia friulana che aveva scelto un “pacchetto” per una vacanza a Creta.

Una volta giunti nel Club Vacanze dell’isola, marito e moglie si trovarono di fronte a una brutta sorpresa: la spiaggia era sporca e il mare era inquinato da idrocarburi.

I due avevano quindi protestato con la propria agenzia viaggi, rifiutando però di trasferirsi in un altro albergo in cambio dell’impegno a non intraprendere alcuna azione legale.

Tornati in Italia chiesero i danni al tour operator e in primo grado persero la causa, ma i giudici d’appello diedero ragione a loro.

La Cassazione ha confermato la condanna affermando che  il tour operator, sottoponendo al cliente un pacchetto turistico “tutto compreso” basato su un depliant illustrativo e su una proposta articolata, assume uno specifico obbligo, soprattutto di tipo qualitativo, riguardo a modalità di viaggio, sistemazione alberghiera, livello dei servizi ecc., che vanno esattamente adempiuti.

La coppia ha ricevuto quindi un risarcimento di 1.163 euro per la vacanza rovinata, comprendente anche il rimborso delle spese sostenute per trasferirsi in una spiaggia pulita.

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Volo cancellato o in ritardo? c’è il rimborso

Publicato il 02 settembre 2009 by Marta Colombo

L’estate è periodo di vacanza, di riposo e relax…. ma a volte diventa invece fonte di ansia e soprattutto di rabbia: questo accade ad esempio quando i voli aerei vengono improvvisamente cancellati, oppure subiscono ritardi, a volte di molte ore, costringendo i passeggeri a bivaccare in aeroporto in attesa di poter partire.

E’ quello che è accaduto a un cittadino catanese che doveva partire da Pisa alla volta di Catania, con scalo a Fiumicino: giunto all’aeroporto di Pisa ha appreso che il volo era stato cancellato.

Ne è seguita una vera e propria odissea: dopo circa tre ore di attesa senza informazioni e assistenza, è stato portato a Roma in pullman, arrivando a Fiumicino all’una e mezza di notte; alle tre di notte, dopo aver atteso oltre un’ora, è stato trasportato in albergo, per essere ritrasferito, dopo poche ore, a Fiumicino con successivo imbarco sul volo Roma-Catania delle ore 8.55.
La Cassazione ha affermato il  diritto di questo passeggero alla “compensazione pecuniaria” e al risarcimento dei danni subiti, così come previsto dal Regolamento comunitario n. 261/2004, entrato in vigore nel febbraio del 2005, ravvisando inoltre che non era stata fornita al
passeggero l’adeguata assistenza prevista sempre dal regolamento comunitario. Da
qui la condanna della compagnia aerea al pagamento della somma di € 250,00, quale
compensazione pecuniaria, e di € 550,00 a titolo di risarcimento danno patrimoniale
ed esistenziale.

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