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Social network: attenzione a cosa si scrive

Publicato il 14 settembre 2015 by Marta Colombo

IMG_2370[1]Ormai esprimere le nostre opinioni tramite Twitter o pubblicare foto e commenti sulla nostra pagina Facebook (o su quelle dei nostri amici), così come fare recensioni su Tripadvisor, è diventato un gesto quotidiano, quasi automatico.

Ognuno di noi ha la possibilità di far circolare il proprio pensiero nella “rete”, apparentemente senza limitazioni… Si potrebbe pensare, quindi, che sui social network la manifestazione della propria opinione sia completamente “libera”, ma così non è: le leggi sulla diffamazione, sulla violazione della corrispondenza, sulla proprietà, valgono anche nel cyberspazio.

A questo proposito segnaliamo l’articolo del Sole-24Ore a firma della collega Marisa Marraffino, in cui si evidenziano potenziali rischi cui si va incontro quando si utilizzano i social network. Continua a leggere

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Alla mediazione devono partecipare le parti personalmente

Publicato il 16 marzo 2015 by Marta Colombo

stretta-di-mano_600x398Una recentissima sentenza (9 marzo 2015) del Tribunale di Vasto coglie un aspetto molto importante in tema di mediazione – precisamente nel caso di mediazione disposta dal Giudice – accogliendo l’impostazione già espressa da alcune ordinanze dal Tribunale di Firenze nel 2014 (dott.ssa Breggia 19.3.2014 e 26.11.2014 – dott.Scionti 17.3.2014) e del Tribunale di Roma.

Si afferma nella sentenza che l‘incontro preliminare di mediazione non può considerasi svolto  – e quindi non può ritenersi soddisfatta la condizione di procedibilità della domanda giudiziale – se vi all’incontro stesso hanno partecipato solo gli avvocati e non le parti personalmente.

In particolare, nel caso di mediazione disposta dal Giudice – art. 8 D. Lgs.28/2010 modificato dalla L.98/2013), il Giudice di Vasto afferma che l’ordine del giudice “è da ritenersi osservato soltanto in caso di presenza della parte, accompagnata dal difensore, e non anche in caso di comparsa del solo difensore“.

Il Giudice coglie un elemento fondamentale della mediazione, che purtroppo ancora oggi molti legali sembrano non voler recepire: nella mediazione, procedimento per sua natura mirato a cercare di ristabilire il dialogo fra due soggetti in lite, le emozioni e i “vissuti” personali hanno un ruolo determinante e sono utilissimi al mediatore per aiutare le parti a cercare un canale comunicativo che possa portarle all’accordo.

E’ evidente che l’avvocato non potrà (anzi non dovrà) mai manifestare in mediazione le stesse emozioni provate dal proprio assistito nei confronti della controparte!

Il Giudice di Vasto precisa ancora: “nella mediazione è fondamentale, infatti, la percezione delle emozioni nei confllitti e lo sviluppo di rapporti empatici ed è, pertanto, indispensabile un contatto diretto tra il mediatore e le persone parti del conflitto. Il mediatore deve comprendere quali siano i bisogni, gli interessi, i sentimenti dei soggetti coinvolti, e questi sono profili che le parti possono e debbono mostrare con immediatezza senza il filtro dei difensori (che comunque assistono la parte)“. E ancora “il principale significato della mediazione è proprio il riconoscimento della capacità delle persone di diventare autrici del percorso di soluzione dei conflitti“.

Del resto, gli avvocati conoscono bene la mediazione, pertanto non avrebbe senso un incontro preliminare/informativo in cui il mediatore abbia di fronte solo gli avvocati, mentre al contrario la funzione informativa può e deve essere svolta nei confronti delle parti coinvolte, rendendole consapevoli e soprattutto protagoniste della decisione sulla prosecuzione della mediazione.

Ciò vale a maggior ragione nella mediazione disposta dal Giudice, il quale evidentemente ha già valutato la “mediabilità” del conflitto. Tra l’altro una fase informativa dovrebbe essere già stata svolta da parte degli avvocati (il relativo modulo sottoscritto dal cliente deve essere allegato agli atti di causa).

A conclusione del proprio ragionamento il Giudice di Vasto precisa anche che nel caso di mediazione obbligatoria o demandata dal Giudice,  graverà sul mediatore “l’onere di adottare ogni opportuno provvedimento finalizzato ad assicurare la presenza personale delle parti, ad esempio disponendo – se necessario – un rinvio del primo incontro, sollecitando anche informalmente il difensore della parte assente a stimolarne la comparizione, ovvero dando atto a verbale che, nonostante le iniziative adottate, la parte a ciò invitata non ha inteso partecipare personalmente agli incontri, né si è determinata a nominare un suo delegato (diverso dal difensore) per il caso di assoluto impedimento a comparire“.

Quale mediatore che spesso si ritrova a svolgere incontri preliminari con i soli avvocati, ritengo questa sentenza un grande aiuto da parte della magistratura, che (come nel caso delle ordinanze della dott.ssa Breggia di Firenze) coglie pienamente il senso e il valore della presenza personale dei “litiganti” in mediazione.

Finora, infatti, ho riscontrato una grande resistenza da parte di molti avvocati che, trincerandosi dietro la procura speciale rilasciata dal cliente, non hanno ritenuto di accogliere il mio invito a far partecipare personalmente il loro assistito, nemmeno di fronte all’evidente constatazione che l’avvocato non prova le stesse emozioni né esprime gli stessi bisogni del cliente rispetto al conflitto.

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può esistere un danno da “ingiustizia digitale”?

Publicato il 17 settembre 2012 by Marta Colombo

Leggendo il sito  www.corriere.it di sabato 15 settembre mi sono imbattuta nella notizia relativa a una sentenza del Giudice di Pace di Trieste.

Il caso riguarda una signora ed i suoi tre figli che, a causa di un disservizio del gestore telefonico, erano rimasti per quattro mesi senza connessione a internet e per due mesi senza telefono. Dopo un tentativo di conciliazione al Corecom, che aveva dato esito negativo, la signora si era rivolta al Giudice di pace, che ha condannato l’operatore telefonico a risarcirle non solo il danno patrimoniale (1.600 euro) ma anche quello “esistenziale” (800 euro) per lo stress patito a causa dell’impossiblità di connettersi a internet e di telefonare.

In sostanza il Giudice ha ritenuto dimostrata da parte della donna la sofferenza patologica e il turbamento dovuto alla mancanza di connessione tale da configurare una situazione di “disuguaglianza digitale” anche per i figli, impossibilitati ad accedere a internet per studiare.

Sembra uno dei classici casi destinati a creare un precedente, ma ovviamente occorrerebbe leggere tutta la sentenza per capire bene  in base a quale ragionamento giuridico è stato ritenuto sussistente il danno esistenziale che la Cassazione (con la ormai famosa sentenza delle Sezioni Unite n.26972 del 11.11.2008) ha ricompreso nell’ambito del “danno non patrimoniale”, limitandolo a situazioni in cui sia accertata la lesione di diritti inviolabili della persona riconosciuti dalla costituzione.

L’impossibilità – pur se temporanea – di collegamento a internet  lede del diritto di uguaglianza rispetto a chi invece dispone di una connessione?

Per quanto mi riguarda, ho trovato molto efficace e veloce la conciliazione al Corecom (comitato regionale per le comunicazioni), l’organo di governo, garanzia e controllo sul sistema delle comunicazioni in ambito regionale. La domanda di conciliazione è gratuita e può essere proposta da chiunque abbia subito un disservizio o abbia un problema contrattuale con il proprio operatore telefonico. Non si ottengono risarcimenti perchè non si tratta di un giudizio in cui vengono attribuiti torti e ragioni; in molti casi si arriva a un accordo con il gestore e, per le situazioni di maggior disagio, si può avere un indennizzo economico.

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Mediazione familiare: un percorso utile per affrontare la separazione

Publicato il 10 aprile 2012 by Marta Colombo

La quotidiana esperienza professionale e le domande che mi vengono rivolte su questo sito, mi hanno condotto a una riflessione sull’importanza della mediazione familiare nella gestione dei casi di separazione, soprattutto quando vi siano coinvolti dei figli.

Infatti, capita spessissimo di assistere a situazioni paradossali, in cui i genitori separati continuano a farsi “dispetti”, accusandosi l’un l’altro di condotte pregiudizievoli per i figli, con ciò alimentando il conflitto e rendendo di fatto impossibile una vera separazione, poiché essi restano uniti nella lotta uno contro l’altro.

Così accade che, anche a distanza di anni dalla separazione o dal divorzio, la normalità dei rapporti fra ex coniugi sia caratterizzata da una conflittualità molto accesa che non accenna a placarsi.

Le conseguenze possono essere devastanti: gravi problematiche psicologiche nei figli, perdita dei beni materiali (ad esempio la casa coniugale viene pignorata perché i coniugi non trovano l’accordo sulla vendita o su chi deve pagare il mutuo), denunce reciproche.

In tutto questo, gli avvocati e i magistrati possono fare qualcosa, utilizzando gli strumenti che la legge fornisce (ad esempio perseguendo chi non paga il mantenimento ai figli o segnalando comportamenti di chi mette in cattiva luce l’altro genitore agli occhi dei figli), ma spesso questo non è sufficiente, perché comunque  permane fra i genitori una incomunicabilità di fondo che impedisce loro di “sotterrare l’ascia di guerra” e di essere genitori concordi, pur se separati.

Ho avuto modo di sperimentare che la mediazione familiare  può essere molto efficace, sia nel momento in cui si decide di separarsi, sia quando è gia stato attivato il procedimento giudiziale.

Infatti, il mediatore familiare è un professionista che aiuta i coniugi separandi  (o gli ex conviventi) a ritrovare un canale comunicativo, quantomeno in relazione ai figli, al fine di creare una situazione in cui – pur nella rottura della separazione – si mantenga una direzione comune.

Chiaramente, la mediazione deve essere una scelta volontaria delle parti e comunque condivisa dai loro avvocati, che sono chiamati a “collaborare” con il mediatore alla buona riuscita della mediazione, coniugando i risultati della mediazione con gli aspetti giuridici delle situazioni afftontate.

Spesso infatti, avvocati che insistono nel supportare i comportamenti dei propri assistiti, non ne fanno i veri interessi ma anzi li danneggiano, contribuendo a creare situazioni in cui magari si arriva a separazioni  giuridicamente perfette, ma pagando il prezzo di rapporti umani  lacerati e irrecuperabili.

Ritengo invece che, per quanto possibile, l’avvocato debba comunque considerare l’ottica conciliativa e anche suggerire al cliente la strada della mediazione. Certo non si tratta della panacea di tutti i mali (anche perché richiede l’impegno dei diretti interessati), ma in molti casi può essere risolutiva.

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L’ex moglie può tornare al paese natale se l’ex marito
non dà mantenimento per i figli

Publicato il 02 giugno 2011 by Marta Colombo

La recentissima sentenza della Cassazione, n.11062 del 19.05.2011, ha stabilito che deve considerarsi giustificato il trasferimento della ex moglie al paese di origine, se il marito non contribuisce adeguatamente al mantenimento dei figli. In particolare, l’ex moglie conserva l’affidamento esclusivo dei figli anche se decide di ritornare al paese di origine, per avvalersi del sostegno – personale ed economico – dei genitori, se l’ex marito versa un mantenimento insufficiente ai figli.

La Corte ritiene quindi che l’allontanamento dalla figura paterna sia in questo caso giustificato e compiuto nell’esclusivo interesse dei figli minori.


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Buche piene d’acqua: il Comune deve risarcire pedone caduto

Publicato il 31 maggio 2011 by Marta Colombo

Nuova sentenza della Cassazione in materia di incidenti: in questo caso non si tratta di sinistri automobilistici, ma del caso (peraltro assai frequente) di un pedone che  cade sul marciapiede a causa di una buca, di fatto invisibile perché piena d’acqua piovana.

La Suprema Corte, infatti,  ha precisato che  in questo caso il Comune deve risarcire il pedone per i danni subiti e non può invocare a propria discolpa il “caso fortuito: infatti, la pioggia non è un evento che possa essere definito fortuito, ma è ampiamente prevedibile e non interrompe la relazione causale fra la cosa posta sotto la custodia del Comune, cioè il marciapiede sconnesso, e il danno, vale a dire la caduta del pedone.

E’ evidente che la pioggia occulta le asperità (e le buche) del suolo e le rende quindi insidiose, mentre in assenza di acqua nella buca si
sarebbe potuto configurare un concorso di colpa dell’infortunato, che non aveva fatto attenzione a dove metteva il piede e non si era accorto delle insidie presenti.

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Cos’è davvero la conciliazione?

Publicato il 10 marzo 2011 by Marta Colombo

Con un intervento sul sito www.ilgiornale.it ho cercato di  chiarire alcuni aspetti, sinora poco chiari o trascurati, della mediazione-conciliazione di cui tanto si sente parlare e che diventerà obbligatoria tra pochi giorni (dal 20 marzo prossimo).

Certamente si tratta di un argomento complesso che non può essere sviscerato in poche righe, ma ritengo giusto evidenziare che la mediazione – utilizzata con successo in tantissimi paesi, dagli Usa all’Argentina – difficilmente potrà costituire una minaccia alla giustizia.
Leggi l’articolo pubblicato su ilgiornale.it

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Novità: consulenze on-line

Publicato il 12 dicembre 2010 by Marta Colombo

Per soddisfare le numerose richieste di vere e proprie consulenze che quotidianamente ci pervengono, comunichiamo che è ora possibile avere un parere personalizzato al costo di 80,00 euro (comprensivi di IVA e contributo Cassa Previdenza Avvocati).

E’ possibile effettuare il pagamento tramite ricarica di carta PostePay (n.4023 6005 7475 3705) o con Paypal (vedi pulsante di pagamento sulla homepage). In alternativa, comunicando il vostro indirizzo e.mail sarete contattati privatamente e Vi saranno fornite le coordinate bancarie per effettuare un bonifico.

Per comunicare il vostro quesito e gli estremi del pagamento, scrivete all’indirizzo marta_colombo(chiocciola)libero.it; il parere verrà fornito entro due giorni lavorativi dal pagamento.

Per questioni complesse, che richiedono uno studio approfondito, lo studio si riserva di chiedere un importo diverso, che sarà specificato  caso per caso, e di rispondere entro cinque giorni lavorativi.

Desideriamo precisare che in nessun caso possiamo fornire consulenze gratuite, sia perché non consentite dal codice deontologico forense, sia perché le stesse costituirebbero una discriminazione a danno degli altri clienti dello studio.

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Ryanair multata per 3 milioni di euro

Publicato il 19 maggio 2010 by Marta Colombo

L’Enac (Ente nazionale aviazione civile) ha punito con una sanzione di 3 milioni di euro la compagnia aerea “low cost” Ryanair per aver violato gli obblighi di assistenza ai passeggeri, nei giorni in cui moltissimi voli furono cancellati a causa della nube del vulcano islandese.

La sanzione riguarda 178 casi, relativi soprattutto all’aeroporto di Roma Ciampino, dove fra il 17 e il 22 aprile centinaia di passeggeri furono abbandonati a loro stessi dalla Ryanair, che non fornì loro pasti  e bevande né pernottamenti alternativi, violando quindi il regolamento comunitario n.261 del 2004 che obbliga le compagnie, in caso di cancellazione di voli, a fornire assistenza ai viaggiatori.

In casi come questi è possibile ottenere, dalla compagnia aerea o dal tour operator (in caso di pacchetti “tutto compreso”) un risarcimento per il danno subito.

Lo scorso anno ho assistito alcuni viaggiatori che, al ritorno da un viaggio, erano stati letteralmente abbandonati (per diverse ore) in aeroporto senza informazioni né generi di conforto, ed ho ottenuto per loro un risarcimento in danaro. Chi volesse maggiori informazioni su questo tema, mi può contattare al n.02.76.11.81.98.

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