Alla mediazione devono partecipare le parti personalmente

Publicato il 16 marzo 2015 by Marta Colombo

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stretta-di-mano_600x398Una recentissima sentenza (9 marzo 2015) del Tribunale di Vasto coglie un aspetto molto importante in tema di mediazione – precisamente nel caso di mediazione disposta dal Giudice – accogliendo l’impostazione già espressa da alcune ordinanze dal Tribunale di Firenze nel 2014 (dott.ssa Breggia 19.3.2014 e 26.11.2014 – dott.Scionti 17.3.2014) e del Tribunale di Roma.

Si afferma nella sentenza che l‘incontro preliminare di mediazione non può considerasi svolto  – e quindi non può ritenersi soddisfatta la condizione di procedibilità della domanda giudiziale – se vi all’incontro stesso hanno partecipato solo gli avvocati e non le parti personalmente.

In particolare, nel caso di mediazione disposta dal Giudice – art. 8 D. Lgs.28/2010 modificato dalla L.98/2013), il Giudice di Vasto afferma che l’ordine del giudice “è da ritenersi osservato soltanto in caso di presenza della parte, accompagnata dal difensore, e non anche in caso di comparsa del solo difensore“.

Il Giudice coglie un elemento fondamentale della mediazione, che purtroppo ancora oggi molti legali sembrano non voler recepire: nella mediazione, procedimento per sua natura mirato a cercare di ristabilire il dialogo fra due soggetti in lite, le emozioni e i “vissuti” personali hanno un ruolo determinante e sono utilissimi al mediatore per aiutare le parti a cercare un canale comunicativo che possa portarle all’accordo.

E’ evidente che l’avvocato non potrà (anzi non dovrà) mai manifestare in mediazione le stesse emozioni provate dal proprio assistito nei confronti della controparte!

Il Giudice di Vasto precisa ancora: “nella mediazione è fondamentale, infatti, la percezione delle emozioni nei confllitti e lo sviluppo di rapporti empatici ed è, pertanto, indispensabile un contatto diretto tra il mediatore e le persone parti del conflitto. Il mediatore deve comprendere quali siano i bisogni, gli interessi, i sentimenti dei soggetti coinvolti, e questi sono profili che le parti possono e debbono mostrare con immediatezza senza il filtro dei difensori (che comunque assistono la parte)“. E ancora “il principale significato della mediazione è proprio il riconoscimento della capacità delle persone di diventare autrici del percorso di soluzione dei conflitti“.

Del resto, gli avvocati conoscono bene la mediazione, pertanto non avrebbe senso un incontro preliminare/informativo in cui il mediatore abbia di fronte solo gli avvocati, mentre al contrario la funzione informativa può e deve essere svolta nei confronti delle parti coinvolte, rendendole consapevoli e soprattutto protagoniste della decisione sulla prosecuzione della mediazione.

Ciò vale a maggior ragione nella mediazione disposta dal Giudice, il quale evidentemente ha già valutato la “mediabilità” del conflitto. Tra l’altro una fase informativa dovrebbe essere già stata svolta da parte degli avvocati (il relativo modulo sottoscritto dal cliente deve essere allegato agli atti di causa).

A conclusione del proprio ragionamento il Giudice di Vasto precisa anche che nel caso di mediazione obbligatoria o demandata dal Giudice,  graverà sul mediatore “l’onere di adottare ogni opportuno provvedimento finalizzato ad assicurare la presenza personale delle parti, ad esempio disponendo – se necessario – un rinvio del primo incontro, sollecitando anche informalmente il difensore della parte assente a stimolarne la comparizione, ovvero dando atto a verbale che, nonostante le iniziative adottate, la parte a ciò invitata non ha inteso partecipare personalmente agli incontri, né si è determinata a nominare un suo delegato (diverso dal difensore) per il caso di assoluto impedimento a comparire“.

Quale mediatore che spesso si ritrova a svolgere incontri preliminari con i soli avvocati, ritengo questa sentenza un grande aiuto da parte della magistratura, che (come nel caso delle ordinanze della dott.ssa Breggia di Firenze) coglie pienamente il senso e il valore della presenza personale dei “litiganti” in mediazione.

Finora, infatti, ho riscontrato una grande resistenza da parte di molti avvocati che, trincerandosi dietro la procura speciale rilasciata dal cliente, non hanno ritenuto di accogliere il mio invito a far partecipare personalmente il loro assistito, nemmeno di fronte all’evidente constatazione che l’avvocato non prova le stesse emozioni né esprime gli stessi bisogni del cliente rispetto al conflitto.

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