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Mediazione familiare: un percorso utile per affrontare la separazione

Publicato il 10 aprile 2012 by Marta Colombo

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La quotidiana esperienza professionale e le domande che mi vengono rivolte su questo sito, mi hanno condotto a una riflessione sull’importanza della mediazione familiare nella gestione dei casi di separazione, soprattutto quando vi siano coinvolti dei figli.

Infatti, capita spessissimo di assistere a situazioni paradossali, in cui i genitori separati continuano a farsi “dispetti”, accusandosi l’un l’altro di condotte pregiudizievoli per i figli, con ciò alimentando il conflitto e rendendo di fatto impossibile una vera separazione, poiché essi restano uniti nella lotta uno contro l’altro.

Così accade che, anche a distanza di anni dalla separazione o dal divorzio, la normalità dei rapporti fra ex coniugi sia caratterizzata da una conflittualità molto accesa che non accenna a placarsi.

Le conseguenze possono essere devastanti: gravi problematiche psicologiche nei figli, perdita dei beni materiali (ad esempio la casa coniugale viene pignorata perché i coniugi non trovano l’accordo sulla vendita o su chi deve pagare il mutuo), denunce reciproche.

In tutto questo, gli avvocati e i magistrati possono fare qualcosa, utilizzando gli strumenti che la legge fornisce (ad esempio perseguendo chi non paga il mantenimento ai figli o segnalando comportamenti di chi mette in cattiva luce l’altro genitore agli occhi dei figli), ma spesso questo non è sufficiente, perché comunque  permane fra i genitori una incomunicabilità di fondo che impedisce loro di “sotterrare l’ascia di guerra” e di essere genitori concordi, pur se separati.

Ho avuto modo di sperimentare che la mediazione familiare  può essere molto efficace, sia nel momento in cui si decide di separarsi, sia quando è gia stato attivato il procedimento giudiziale.

Infatti, il mediatore familiare è un professionista che aiuta i coniugi separandi  (o gli ex conviventi) a ritrovare un canale comunicativo, quantomeno in relazione ai figli, al fine di creare una situazione in cui – pur nella rottura della separazione – si mantenga una direzione comune.

Chiaramente, la mediazione deve essere una scelta volontaria delle parti e comunque condivisa dai loro avvocati, che sono chiamati a “collaborare” con il mediatore alla buona riuscita della mediazione, coniugando i risultati della mediazione con gli aspetti giuridici delle situazioni afftontate.

Spesso infatti, avvocati che insistono nel supportare i comportamenti dei propri assistiti, non ne fanno i veri interessi ma anzi li danneggiano, contribuendo a creare situazioni in cui magari si arriva a separazioni  giuridicamente perfette, ma pagando il prezzo di rapporti umani  lacerati e irrecuperabili.

Ritengo invece che, per quanto possibile, l’avvocato debba comunque considerare l’ottica conciliativa e anche suggerire al cliente la strada della mediazione. Certo non si tratta della panacea di tutti i mali (anche perché richiede l’impegno dei diretti interessati), ma in molti casi può essere risolutiva.

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