Archive | marzo, 2010

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La mamma malata
è più importante
della visita fiscale

Publicato il 24 marzo 2010 by Marta Colombo

Una recente sentenza della Cassazione ha sottolineato che l’esigenza di solidarietà e di vicinanza  familiare  è senz’altro meritevole di tutela nell’ambito dei rapporti etico sociali garantiti dalla Costituzione; pertanto, un lavoratore in malattia è assente giustificato se alla visita fiscale non viene trovato a casa perché è andato a trovare mamma malata.

In questo modo, la sezione Lavoro della Corte ha respinto il ricorso dell’Inps che non voleva riconoscere l’indennità di malattia ad un lavoratore che non era stato trovato a casa dal medico fiscale nella fascia oraria prevista per le visite.

L’assenza da casa (nonostante la malattia), era dovuta al fatto che egli si era recato a fare visita alla madre ricoverata in un centro di riabilitazione a seguito di un intervento cardiochirurgico; rimasto poi intarappolato nel traffico, l’uomo era rincasato non in tempo per la visita fiscale.

La sentenza 5718/2010 ha respinto il ricorso dell’Inps, che non voleva pagare l’indennità di malattia,  e ha evidenziato che “la situazione addotta dal lavoratore e accertata dal giudice configura un’esigenza di solidarietà e di vicinanza familiare senz’altro meritevole di tutela nell’ambito dei rapporti etico sociali garantiti dalla Costituzione”.

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Turismo: risarcimento
se la spiaggia non è
come nel depliant

Publicato il 24 marzo 2010 by Marta Colombo

Buone notizie per chi va in vacanza e si ritrova in un luogo diverso da quello fotografato sul depliant del tour operator.

Infatti, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un rinomato tour operator a risarcire una coppia friulana che aveva scelto un “pacchetto” per una vacanza a Creta.

Una volta giunti nel Club Vacanze dell’isola, marito e moglie si trovarono di fronte a una brutta sorpresa: la spiaggia era sporca e il mare era inquinato da idrocarburi.

I due avevano quindi protestato con la propria agenzia viaggi, rifiutando però di trasferirsi in un altro albergo in cambio dell’impegno a non intraprendere alcuna azione legale.

Tornati in Italia chiesero i danni al tour operator e in primo grado persero la causa, ma i giudici d’appello diedero ragione a loro.

La Cassazione ha confermato la condanna affermando che  il tour operator, sottoponendo al cliente un pacchetto turistico “tutto compreso” basato su un depliant illustrativo e su una proposta articolata, assume uno specifico obbligo, soprattutto di tipo qualitativo, riguardo a modalità di viaggio, sistemazione alberghiera, livello dei servizi ecc., che vanno esattamente adempiuti.

La coppia ha ricevuto quindi un risarcimento di 1.163 euro per la vacanza rovinata, comprendente anche il rimborso delle spese sostenute per trasferirsi in una spiaggia pulita.

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