Archive | giugno, 2009

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Canone RAI, digitale terrestre e… vacanze

Publicato il 17 giugno 2009 by Marta Colombo

Come ampiamente pubblicizzato da tutti i telegiornali, da qualche settimana in alcune regioni d’Italia è necessario avere il decoder per il digitale terrestre per poter vedere alcuni canali RAI e Mediaset.

Lo Stato darà un contributo ai meno abbienti per l’acquisto del decoder, mentre tutti gli altri dovranno per forza acquistarlo di tasca propria, altrimenti non potranno più vedere i programmi televisivi.

A  questo proposito il Codacons, sempre in prima linea nella difesa dei consumatori, ha già predisposto un causa davanti al Giudice di Pace, a tutela di un cittadino romano, per ottenere la restituzione del prezzo del decoder, il cui acquisto si è reso necessario a causa del passaggio “forzato” al digitale terrestre.

Senza contare che il signore romano aveva regolarmente ha pagato il canone per la visione dei tre canali della rete di Stato, ed ora è costretto a pagare nuovamente per poter vedere RaiDue!
L’associazione ha deciso di assisterlo e annuncia quindi la prima causa dinanzi al Giudice di pace di Roma relativa al digitale terrestre.
Citeremo in giudizio il Ministero delle comunicazioni e la Rai - spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi - chiedendo la restituzione dei 49,90 euro pagati dall’utente per l’acquisto del decoder o, in alternativa, uno sconto di equivalente importo sul canone Rai per il prossimo anno‘.
E’ prevedibile che, se la causa “pilota” dovesse avere successo, il Codacons avvierà migliaia di altre azioni simili, a tutela di cittadini e consumatori tartassati da continui esborsi.

Sempre il Codacons attacca la Rai anche su un altro fronte: oggi 17 giugno (siamo ancora in primavera…) sono stati, infatti, presentati i nuovi palinsesti Rai per il prossimo autunno.

In sostanza, ciò  conferma la tradizione Rai di andare letteralmente in vacanza da giugno a settembre compresi, trasmettendo solo repliche viste e straviste di vecchie serie televisive.
Il Codacons si domanda ad esempio, “con tutte le nuove serie di telefilm esistenti (ad esempio su Raidue, NCIS, Numb3rs, Cold Case, Criminal minds, Senza traccia …) come sia possibile che Raiuno, l’ammiraglia Rai, non trovi nulla di meglio che replicare per l’ennesima volta “L’ispettore Derrick’, in onda ininterrottamente dal 1979, “Il commissario Rex’ (in onda ininterrottamente dal 1997), “La signora in giallo’ (in onda dal 1984), “Un medico in famiglia’ e “Le sorelle McLeod‘.

Anche questa appare come una grave lesione dei diritti di chi paga regolarmente il canone per un anno, ma poi nei tre mesi estivi si vede propinate solo repliche di telefilm di vent’anni fa.

Almeno una volta c’erano i Giochi senza frontiere…

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Coppie di fatto: no al ricongiungimento familiare

Publicato il 16 giugno 2009 by Marta Colombo

La Cassazione (sentenza 6441) ha affermato che le coppie omosessuali – formate da un italiano residente in Italia e un extracomunitario – non hanno diritto al ricongiungimento familiare, neanche se possiedono l’attestazione di «coppia di fatto» rilasciata dal Paese di provenienza del partner straniero.

La Corte ha respinto il ricorso di un neozelandese e di un italiano contro la decisione del Questore di Livorno di non convertire il permesso di soggiorno (per motivi di studio) dello straniero in permesso di soggiorno per motivi familiari inerenti il suo legame con l’italiano, certificato come «partner de facto» dalle autorità neozelandesi.

I supremi giudici hanno sentenziato che la legge sull’immigrazione consente il ricongiungimento solo per il coniuge, i figli e i genitori a carico: restano quindi esclusi i conviventi, di sesso uguale o diverso, anche in presenza di un certificato di convivenza.

Inoltre la Cassazione ha precisato che la Convenzione europea sui diritti dell’uomo «esclude sia il riconoscimento automatico di unioni di tipo familiare diverse da quelle previste dai singoli stati, sia l’obbligo degli stati membri di adeguarsi al pluralismo delle relazioni familiari non necessariamente eterosessuali».

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I pedoni non hanno sempre ragione

Publicato il 16 giugno 2009 by Marta Colombo

Brutta avventura per un signore di Massa che aveva attraversato la strada lontano dalle strisce pedonali: non solo è stato investito da un’auto ma, oltre alle lesioni fisiche subite, si è visto recapitare dal Comune di Massa anche una multa per violazione del codice della strada per «aver attraversato la carreggiata senza servirsi dei passaggi pedonali».

La sanzione è stata poi confermata dalla Cassazione con la sentenza n.11421.

A questo proposito ricordiamo che, in base al Codice della Strada (art.190), i pedoni devono attraversare servendosi degli appositi attraversamenti pedonali, e la violazione di questo obbligo comporta una sanzione da €.23 a €.92.

Solo se non ci sono strisce pedonali o semafori a meno di 100 metri di distanza, il pedone è autorizzato ad attraversare ma deve evitare qualsiasi situazione di pericolo e dare la precedenza ai veicoli.

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Il matrimonio non può finire con una semplice lettera

Publicato il 16 giugno 2009 by Marta Colombo

La Cassazione penale, con sentenza 14981/09, ha ritenuto colpevole del reato di “violazione degli obblighi di assistenza familiare” una donna che, al momento di partire per una vacanza con la figlia, aveva lasciato al marito una lettera in cui gli comunicava di voler “rifarsi una vita” con un altro uomo. Dopo la partenza la donna per vari giorni non aveva dato al marito notizie di sé e della figlia, tanto che il coniuge l’aveva denunciata: solo dopo la denuncia la moglie aveva fatto ritorno a casa.

La Cassazione ha confermato la condanna inflitta alla donna dalla Corte d’Appello, affermando che il suo comportamento integra grave violazione dei doveri coniugali; in sostanza, non è lecito abbandonare la casa coniugale con l’intento unilaterale di separarsi senza dare spiegazioni al coniuge.

L’art.570 del codice penale prevede per questo reato la pena della reclusione fino a un anno o la multa da €.103 a €.1.032.

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Mantenimento del figlio minore

Publicato il 16 giugno 2009 by simmessa

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 6575 del 16 febbraio 2009, ha stabilito che il genitore che faccia  mancare il mantenimento al figlio minore non solo rischia il carcere, ma deve all’ex coniuge anche i danni morali.

L’accusa non cade, anche nel caso in cui il genitore abbia versato, in seguito a un provvedimento di esecuzione disposto dal giudice, delle forti somme di denaro.

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Multa al semaforo? Solo se c’è il vigile

Publicato il 15 giugno 2009 by simmessa

La recentissima sentenza n. 7388/09 della Cassazione è di grande interesse per gli automobilisti.

La sentenza, infatti, stabilisce che, per la irrogazione della multa per passaggio con il semaforo rosso, non è sufficiente la foto fatta dall’apparecchio di rilevamento delle velocità posto al semaforo, ma è necessaria la presenza dell’agente, che possa valutare le concrete circostanze in cui l’infrazione è stata commessa.

E’ stato accolto il ricorso di un automobilista, il quale obiettava che l’ipotesi di attraversamento di un incrocio con il rosso non rientra in quelle per cui può essere omessa la contestazione immediata, mentre, nel suo caso, l’infrazione era stata constatata da un apparecchio fotografico, senza che in loco vi fosse alcun vigile a controllare.

E’ opportuno precisare, però, la sentenza è applicabile solo alle infrazioni contestate prima del 13.08.2003, data di entrata in vigore della modifica dell’art.201 del Nuovo codice della Strada, che di fatto ha aumentato i casi in cui non è necessaria la contestazione immediata delle infrazioni.

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Stalking: anche il coniuge separato è punibile

Publicato il 15 giugno 2009 by simmessa

La Sesta Sezione penale della Corte di Cassazione (sentenza 16658 del 17 aprile 2009) ha stabilito che allorché la condotta del soggetto agente integri gli elementi strutturali tipici del reato (art. 572 codice penale) attraverso ripetute e insistite manifestazioni di di aggressività nei confronti del coniuge separato.

Inoltre, in tali situazioni è applicabile anche la misura cautelare dell’allontanamento definitivo dalla casa familiare (ex art. 282 bis c.p.p.) nei confronti di chi, pur avendo abbandonato formalmente la casa, continua a sottoporre a “stalking” la coniuge.

Ciò non è inconciliabile con il fatto che il coniuge indagato abbia già lasciato la casa coniugale, poiché il provvedimento cautelare è fondato su una valutazione di più ampia portata, che considera tutti i rapporti e le relazioni interpersonali del soggetto passivo, al di là  della mera quotidianità di vita e delle abitudini nel ristretto ambito delle mura domestiche della casa familiare.

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Separazioni dai notai? può sembrare una buona idea, ma…

Publicato il 15 giugno 2009 by simmessa

Quotidiano.net evidenzia che separazioni e divorzi sono cresciuti in 10 anni rispettivamente del 40 e del 50% . Questo comporta, oltre alle inevitabili sofferenze personali, anche elevati costi economici, per le famiglie e anche per lo Stato.

Da questo dato è partito l’Eurispes (Istituto di Studi economici e sociali), proponendo di trasferire ai notai le competenze in materia di separazione tra coniugi e volontaria giurisdizione. Secondo l’Eurispes ciò farebbe risparmiare un miliardo di euro l’anno (per il 45% costituito dal minor budget stanziato annualmente dallo Stato per il funzionamento della macchina giudiziaria e il 55% costituito dal minore esborso che viene attualmente sostenuto dai cittadini interessati da tali procedimenti).

Sempre secondo l’Eurispes, questa situazione alleggerirebbe  la  giustizia civile perché i notai potrebbero costituirsi come preistanza giudiziaria, per gestire il contenzioso che si sviluppa da separazioni e processi e dalle cause per volontaria giurisdizione. Ciò in base al presupposto che le separazioni con rito consensuale sono più del doppio di quelle con rito giudiziale e quindi, prive di elementi di elevata conflittualità, che potrebbero essere discusse e risolte, senza ricorrere al tribunale, in un ambiente più “confortevole” come lo studio del notaio.

IL NOSTRO COMMENTO

Le premesse da cui parte l’Eurispes sono evidenti: separazioni e divorzi sono in costante aumento. Ci chiediamo però se la proposta di affidare le relative pratiche ai notai (professionisti abituati a tutt’altro genere di operazioni) possa essere effettivamente risolutiva.

Inoltre, il notaio chiederebbe comunque un compenso per la propria prestazione, che immaginiamo non sarebbe diverso da quello dell’avvocato.

Un altro dato molto importante – che viene tralasciato – è il seguente: è vero che la maggiorparte delle separazioni è consensuale, ma questo in molti casi significa che la causa arriva come consensuale in Tribunale dopo che vi sono stati numerosi incontri e “trattative” fra i coniugi e i rispettivi avvocati per giungere all’accordo. Quindi esiste già una fase “pre giudiziale” importantissima, che consente ai giudici (e alla macchina della giustizia) di affrontare una separazione o divorzio in cui l’accordo è già stato raggiunto negli studi legali.

Tutta questa attività ovviamente (e giustamente) ha un costo per il privato, che certo non verrebbe meno se le trattative fossero svolte dai notai invece che dagli avvocati!

Ricordiamo invece che sia la procedura di divorzio che quella di separazione sono completamente esenti da bolli e imposte.

Per quanto riguarda invece i costi a carico dello Stato, questi potrebbero essere diminuiti eliminando l’udienza delle separazioni e dei divorzi presentati con un accordo già formalizzato, e prevedendo una forma di omologa dell’accordo di tipo amministrativo invece che giudiziale.

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Mediazione: una alternativa al Tribunale

Publicato il 15 giugno 2009 by simmessa

Ormai non si fa quasi più caso alla situazione tragica della giustizia italiana, regolarmente ricordata all’apertura di ogni anno giudiziario: l’arretrato è impossibile da smaltire, il personale è insufficiente e talvolta inadeguato, manca persino la carta per le fotocopie…
Ma non si evidenzia un altro dato, cioè che per le aziende italiane la lentezza della giustizia civile ha un costo molto alto.
Come giustamente nota Luigi Ferrarella sul Corriere della sera del 12 maggio scorso,
citando una indagine del Centro studi di Confartigianato, questa inefficienza della giustizia si traduce in una ”tassa occulta di circa 371 euro per azienda, un’inefficienza che mette le mani
nelle loro tasche anche se non se ne avvedono, un nemico che li insegue
nella quotidianità quand’anche in vita loro abbiano la fortuna di non
mettere mai piede in un tribunale
“.
Tanto per fare un esempio, la lentezza nelle procedure concorsuali (come il fallimento) spinge le aziende a
rivolgersi alle banche e a sopportare maggiori oneri finanziari
Inoltre, il recupero di un credito comporta tempi molto diversi da regione a regione: un procedimento civile dura in media 7 anni e 3 mesi in Liguria quando in Trentino si risolve attorno ai 3 anni; scendendo nel dettaglio,  a Enna la durata è di quasi 7 anni, mentre a Vercelli poco più di 6 mesi.
Facile gettare la croce addosso agli avvocati, che a detta di molti hanno interesse a far durare a lungo le cause: questo può essere vero, ma in una minoranza dei casi. (Normalmente, invece, l’avvocato non trae alcun giovamento dalla lungaggine ; anzi il legale è spesso impotente di fronte a trasferimenti di magistrati, rinvii lunghissimi per “sovraccarico del ruolo del giudice” , e deve anche fronteggiare il cliente che giustamente si arrabbia , mentre preferirebbe chiudere in fretta ogni procedura per soddisfare la propria clientela e dedicarsi a qualcosa di nuovo).
Che fare, quindi?
Una soluzione a tante controversie può essere cercata in un procedimento alternativo alla giustizia tradizionale: la mediazione (o conciliazione).
Si tratta di un metodo di soluzione alternativa delle controversie, che è nato negli Stati Uniti, da dove poi è stato “esportato” con sempre maggiore successo in tutto il mondo.
Il mediatore non è un giudice né un arbitro, ma un professionista imparziale che – attraverso domande rivolte alle parti singolarmente e in sessioni congiunte – non propone una soluzione ma aiuta le parti a raggiungere un accordo condiviso sulla controversia che le oppone.
La mediazione è applicabile sia alle controversie tra imprese (forniture difettose, mancato pagamento, violazione di patti) che a quelle tra privati (liti condominiali, questioni ereditarie, difficoltà nei rapporti fra genitori separati), nei rapporti di lavoro, nelle controversie che coinvolgono i consumatori.
La mediazione ha il vantaggio di essere più breve e meno costosa di una causa giudiziaria, e di dare alle parti un ruolo di protagoniste della discussione e dell’accordo.

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Obbligazioni del condominio

Publicato il 15 giugno 2009 by simmessa

Le Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza 4148/08 hanno chiarito un punto importante in tema di obbligazioni contratte dal condominio verso un fornitore.

In particolare si afferma che il fornitore del condomino (ad esempio chi ha eseguito lavori di ristrutturazione) non può agire nei confronti del singolo condomino per l’accertamento del suo intero credito e per la relativa condanna al pagamento. Il fornitore dovrà necessariamente chiamare in causa il condominio, in persona dell’amministratore.

Solo in un secondo momento, ottenuta la condanna del condominio al pagamento, il creditore potrà agire esecutivamente (cioè con pignoramento) nei confronti del singolo condomino, ma solo nei limiti della quota che questi debba ancora versare.

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